L’Anarchico Elegante un libro di Alessandro Senatore, un successo giunto alla sua terza edizione.

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“Napoli fine ottocento. Un giovane anarchico trascinato dalla passione libertaria, decide di partire per Cuba e combattere al fianco degli insorti la guerra d’indipendenza contro l’impero coloniale spagnolo. Trovata la gloria, l’amore e una nuova patria dovrà scegliere se difendere i propri ideali o subire l’attrazione fatale del potere “.

 

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La vera storia di Oreste Ferrara

Il protagonista di questo libro è stato l’italiano che, da Colombo ad oggi, ha inciso maggiormente sulla vita pubblica cubana. Oltre ad essere stato un avvocato di prestigio, professore universitario e scrittore di livello internazionale ha rivestito, nella Cuba dei primi anni del secolo scorso, importanti incarichi quali quello di Presidente della Camera, Ambasciatore e Ministro degli Esteri. Senatore ricostruisce liberamente la figura dell’avvocato napoletano Oreste Ferrara trascinato in terre lontane dalla sua passione libertaria e convertito poi ad una fede liberista che fece di lui un uomo ricco e famoso con un pericoloso tallone d’Achille: un ‘attrazione fatale per la politica, per la sua parte più intrigante e pericolosa, il potere. (Dalla Presentazione di Alessandra Riccio)

 

Ritratto di Oreste Ferrara esposto al Museo Napoleonico di Cuba già sua precedente dimora.

“Chi ama la storia cerca, nei frammenti del passato
e nella memoria del tempo ormai trascorso, il senso
delle cose ed il significato inafferrabile del nostro destino.”

A.S.

La Repubblica cubana nasce all’inizio del ventesimo secolo dopo una cruenta lotta condotta, per decenni, dal suo popolo contro l’Impero spagnolo ormai in declino.

Quella vittoria ha un valore storico che va ben oltre le vicende interne di questa splendidaisola, perché segna la fine della dominazione coloniale spagnola in America e l’affermarsi sulla scena politica degli Stati Uniti come potenza mondiale. Saranno, quindi, gli anni a cavallo tra fine Ottocento e i primi del Novecento a delineare i reali rapporti di forza tra l’America anglosassone e quella latina e, più in generale, tra gli Stati Uniti e l’Europa mediterranea, che colpevole di aver abbandonato al proprio destino i tanti italiani e spagnoli, che avevano colonizzato il Nuovo Continente, subirà il suo declino culturale e politico.

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Stati Uniti che avevano appoggiato la lotta di liberazione dei cubani intervenendo militarmente nell’isola, grazie alla loro vittoria sulla Spagna, in quella

che fu definita da Theodore Roossevelt “la magnifica piccola guerra”, imporranno subito le proprie scelte economiche e politiche alla nascente Repubblica Cubana, che sarà costretta a subire, al pari degli altri Paesi centro americani, la sua politica imperialistica. Ed è proprio in questo scenario che Oreste Ferrara, il protagonista di questo romanzo, riuscirà a soddisfare i suoi sogni di gloria e dar voce ai suoi ideali.

Ritratto fotografico di Oreste Ferrara

Animato da uno spirito garibaldino, questo giovane avvocato napoletano partito nel 1896 alla volta di Cuba per liberarla dal gioco coloniale, parteciperà attivamente alla sua guerra di liberazione. Negli anni successivi, Ferrara attraverserà quasi sempre da protagonista le vicende politiche della giovane Repubblica cubana e finirà con l’essere coinvolto nei suoi drammatici eventi. Fu senza alcun dubbio l’italiano che, da Colombo ad oggi, ha inciso maggiormente sulla vita pubblica cubana, rivestendo importanti incarichi quali quella di Presidente della Camera, Ambasciatore e Ministro degli Esteri e, oltre ad essere un avvocato di prestigio, professore universitario e scrittore storico di livello internazionale, fu banchiere facoltoso e imprenditore di successo.

Al di là del giudizio che ognuno di noi vorrà dare su questo controverso personaggio, detestato a Cuba e dimenticato in Italia, ho voluto

raccontare l’affascinante storia di un uomo che ha vissuto intensamente. Spero che le sue avventure e le vicende politiche di cui è stato protagonista, appassionino il lettore e che questo libro possa diventare un utile strumento per comprendere la complessità della realtà storica e politica dell’America Latina nei primi anni del Novecento. In quei drammatici anni nei quali la vecchia classe dirigente di stampo liberale, pur essendo depositaria di ideali di libertà e progresso, verrà irrimediabilmente sopraffatta, al pari di quella europea, da governi dittatoriali di stampo fascista. Quella rovinosa decadenza avvenne all’indomani della crisi del 1929 e oggi, nel pieno di una delle più gravi crisi economiche, che sta interessando i Paesi più industrializzati del mondo, spaventa la somiglianza tra le classi dirigenti di allora e quelle attuali; entrambe politicamente deboli, prive di progettualità, sempre più distanti dalle esigenze reali delle popolazioni, sensibili solo agli interessi economici e finanziari di un’esigua e insaziabile minoranza che governa le sorti del mondo.

l’Autore 

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La República de Cuba nació en 1902 después de una san- grienta lucha, librada durante décadas frente al imperio es- pañol en decadencia. Esa victoria tiene un valor histórico que va mucho más allá de los eventos internos de esta her- mosa isla, porque marca el final de la dominación colonial española en América y la afirmación en la escena política de los Estados Unidos como una potencia mundial.1 De hecho, entre finales del siglo xix y principios del siglo xx quedarán delineadas las verdaderas relaciones de fuerza entre Améri- ca anglosajona y latina y, más en general, entre los Estados Unidos y la Europa mediterránea, que, culpable de haber abandonado a su suerte a los muchos italianos y españoles que habían colonizado el Nuevo Continente, sufrirá su decli- ve cultural y político.

Los Estados Unidos, que habían apoyado la lucha de li- beración cubana interviniendo militarmente en la Isla, gra- cias a su victoria sobre España en la que fue definida por Theodore Roosevelt como “la pequeña guerra magnífica”, impondrán inmediatamente sus opciones económicas y po- líticas a la naciente República de Cuba, que se encontrará obligada a sufrir, como otros países centroamericanos, su po- lítica imperialista.

Es justamente en ese escenario que Orestes Ferrara, el protagonista de esta novela, conseguirá satisfacer sus sueños

Los acuerdos de paz firmados en París entre los Estados Unidos y España marcarán el fin del imperio español, con la pérdida también de Puerto Rico y Filipinas en 1898.

de gloria y dar voz a sus ideales. Animado por un espíri- tu garibaldino, este joven abogado napolitano salió en 1896 para Cuba con el propósito de liberarla del yugo colonial y participar activamente en su guerra emancipadora. En los años siguientes, Ferrara terminará siendo protagonista de los eventos políticos de la joven República de Cuba y es- tará completamente involucrado en sus dramáticos eventos. Incluso, lo considero el italiano que, desde Colón hasta hoy, ha tenido más influencia en la vida pública cubana, ocupan- do cargos importantes como el de presidente de la Cámara de Representantes, embajador y secretario de Estado (mi- nistro de Relaciones Exteriores), además de ser un abogado de prestigio, profesor universitario y escritor de resonancia internacional.

Más allá del juicio que cada uno de nosotros podría ex- presar sobre este controvertido personaje, detestado en Cuba y olvidado en Italia, quise contar la fascinante historia de un hombre que vivió intensamente. Espero que sus aventuras y las vicisitudes políticas de las que fue protagonista apasionen al lector y que este libro pueda convertirse en una herramienta útil para comprender la complejidad de la realidad histórica y política de América Latina a principios del siglo xx.

En aquellos años dramáticos, la vieja clase dominante liberal, a pesar de ser depositaria de los ideales de libertad y progreso, se verá irremediablemente abrumada, como la europea, por gobiernos dictatoriales de tipo fascista. Esa ruinosa decadencia se produjo después de la gran depre- sión de 1929 y hoy, en medio de una de las crisis econó- micas más graves que afecta a los países industrializados del mundo, asusta la similitud entre las clases dominantes de la época y las actuales; ambas políticamente débiles, carentes de planificación, cada vez más alejadas de las ne- cesidades reales de las poblaciones, sensibles solo a los intereses económicos y financieros de una minoría pequeña e insaciable que gobierna el destino del mundo.

EL autor

Prefazione di Eusebio Leal Spengler 

“Imbriani e Cavallotti, eroici cavalieri, senza macchia e senza paura, Fratti, campione gentile di galanteria italiana, caduto sui campi di battaglia della Grecia, e Bovio, gloria della filosofia moderna… L’Italia non poteva trovare uomini migliori per segnalare la causa di Cuba al mondo civile!”

Salvador Cisneros Betancourt, ex presidente della Repubblica di Cuba in armi

Oreste Ferrara y Marino, il protagonista di questo libro, è una delle figure più controverse della storia di Cuba del periodo repubblicano. Per alcuni storici, la sua unicità sta nel fatto che, pur essendo italiano, sia riuscito ad arrivare al vertice del potere politico della società cubana. Per altri, invece, la sua doppia veste di intellettuale e uomo d’azione, fino a diventare un diplomatico di primo piano, risulta essere l’aspetto più affascinante. Comunque sia, il napoletano riuscì a diventare un uomo ricco e famoso fuori dalla sua terra natale e già questo fatto basterebbe da solo a giustificare la scrittura di una sua biografia. Cosa che ha fatto, ampiamente, l’illustre dottore Alessandro Senatore in “L’anarchico elegante”, la cui prima edizione in castigliano viene adesso pubblicata dalla nostra Casa Editrice Boloña.

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Appena conclusa la lotta per l’indipendenza contro il dominio coloniale spagnolo, il popolo cubano, a seguito del primo intervento americano del 1898, si ritrovò nella condizione di dover forgiare il suo proprio destino. Non si può capire la Cuba Repubblicana – e, di conseguenza, la vita di Ferrara – senza una riflessione su quell’avvenimento funesto che, per oltre trent’anni, condizionò pesantemente la lotta di liberazione di Cuba. È fuor di dubbio che il processo indipendentista cubano ebbe la stessa aura romantica e liberale del Risorgimento italiano nel suo impegno per l’unità della penisola italica. Ed essendo Ferrara, nel suo intimo, un “garibaldino” sarebbe stato naturalmente portato ad essere la personificazione proprio di quelle due qualità: un romantico e un liberale, ma le circostanze politiche ne plasmarono il carattere e determinarono il destino. Gli ideali proclamati da Giuseppe Garibaldi attraversarono i mari e giunsero a Cuba proprio nel momento in cui era in atto l’inasprimento del regime coloniale spagnolo. Abbiamo le prove della visita dell’eroe italiano a L’Avana, dove arrivò nel 1850, con lo pseudonimo di Giuseppe Pane, lo stesso utilizzato in “La Giovane Italia”, a bordo del piroscafo Geor- gia. Vi rimase diversi giorni e tutto sembra indicare che sia rius- cito anche a riunirsi con i cospiratori italiani in una farmacia, sita tra le vie Obrapía e San Ignacio. È nota l’influenza garibaldina sui ribelli cubani. José Martí a questo proposito scrisse: “Da una patria, come da una madre, nascono gli uomini; la Libertà, patria umana, ebbe un figlio, e fu Garibaldi”. Fu però solo con la insurrezione di Carlos Manuel de Céspedes y del Castillo, il 10 ottobre del 1868, che si verificò “l’acco- glimento” da parte del movimento anti-schiavitù dell’Europa e degli Stati Uniti, della causa cubana. De Céspedes, difatti, lancia, insieme alla lotta per la liberazione degli schiavi, un proclama il cui contenuto è eminentemente liberale, in linea con l’ascesa di quella corrente politica. Promulga, tra gli altri principi, l’uguaglianza degli uomini, il suffragio universale, la graduale, a seguito di indennizzo, emancipazione dalla schiavitù, il libero scambio tra nazioni amiche e il rispetto della vita e delle proprietà di tutti i cittadini pacifici” anche nel caso fossero spagnoli, purché residenti nel territorio”. La causa di Cuba scatenò un movimento di solidarietà tanto intenso quanto quello provocato, a suo tempo, dalla causa greca, con Lord Byron come personaggio simbolo. E come, a suo tempo, l’Italia aveva dato inizio, in Europa, al “Rinascimento”, allo stesso modo i patrioti cubani non avrebbero mai smesso di lottare per conquistare la libertà. Tuttavia, dopo dieci ardui anni di guerra sanguinosa, vari fattori ne impedirono il trionfo e, nel 1878, venne firmata la Pace di Zanjón. Due anni prima, a Napoli, da una potente famiglia era nato Oreste. Il 7 dicembre del 1896, perì in battaglia il tenente generale Antonio Maceo, avvenimento che ebbe un enorme impatto internazionale. A seguito dell’intenso impegno profuso da Falco, insieme ad altri deputati, il Parlamento italiano dedicò all’eroe cubano diverse veglie e un minuto di silenzio in suo onore. Sicuramente quella campagna per la democrazia ebbe una grande influenza sulla scelta che fecero decine di giovani italiani di imbarcarsi nelle spedizioni che partivano per Cuba. Ed è così che, nell’ultima fase della lotta, “l’anima italiana” s’incrociò con gli ideali indipendentisti cubani. In quegli anni, tra il 1895 e il 1896, Ferrara studiava alla Facoltà di Giurisprudenza di Napoli e non è affatto strano che le sue prime simpatie politiche andassero ai libertari che sfidavano il potere di qualsiasi Stato costituito. Fino a quando, imbevuto di spirito garibaldino, non decise che era giunto il momento di impegnarsi in uno dei due conflitti bellici in cor- so: andare nell’isola di Creta per combattere contro i turchi, o in quell’altra lontana isola dei Caraibi per affrontare il colonizzatore spagnolo. L’egregio dottore Senatore ricostruisce dettagliatamente le peripezie della vita di Ferrara, comprese quelle prima dell’arruo- lamento nella spedizione e, nel 1897, dello sbarco, a bordo del piroscafo Dauntless, in terra cubana, passando per la località Punta Brava, nel territorio di Camagüey. Comincia come soldato semplice, si distingue poi nei combattimenti, aumenta di grado e riesce finanche ad esaudire il suo desiderio di conoscere il Generalissimo Máximo Gómez. Quest’ultimo, diffidente, a causa delle caratteristiche del personaggio, ordina di inserirlo nelle prime linee di cavalleria. Il giovane Oreste pare che abbia esclamato, successivamente: “Questo non si fa ad un amico”. Termina la guerra come colonnello e, al seguito di colui che era stato il suo ultimo comandante, il generale José Miguel Gómez, si dà alla vita politica nazionale, divenendo uno dei fondatori del Partito Liberale e uno dei più importanti leader del liberalismo storico. La sua appartenenza al cosiddetto “Gruppo Villareño” risulta poi decisiva per la sua ascesa politica in quella Repubblica nata sotto la tutela degli Stati Uniti. Abile avvocato e polemista, va poi via via occupando posizioni sempre più di rilievo nel corso della nostra storia, fino a diventare Segretario di Stato durante la presidenza del dittatore Gerardo Machado, . Ed è a causa di questo ruolo svolto nel corso della sua carriera politica che Ferrara viene letteralmente “demonizzato” dalla storiografia repubblicana. Ciò nonostante, la sua partecipazione ai dibattimenti per la Costituente del 1940, nella quale il suo nome occupa uno degli scranni principali, deve essere tenuta in debito conto. Sarebbe impossibile evocare quell’esercizio di democrazia senza ricordare l’ironia, l’accento napoletano e il carattere sibillino di questo cavaliere d’altri tempi. L’eleganza dei suoi vestiti, che richiamava potentemente l’attenzione, era tale – come sottolinea Senatore – da farlo sembrare sempre pronto per andare a un ballo, all’opera o a una qualunque delle rappresentazioni teatrali di quella Avana la cui monumenta- lità deve tanto agli artisti italiani. La sua bella casa in stile rinascimentale fiorentino, situata sulle pendici della Collina Universitaria, presenta, incisa sulle magnifiche pietre della sua facciata, la scritta Dolce Dimo- ra. E, indubbiamente, di tutte le proprietà che Ferrara perse quando la vecchia società crollò ai piedi dei trepidanti cavalli della Rivoluzione del 1959, fu quella che lui più rimpianse. Entrando nell’atrio di questo piccolo palazzo appare ancora oggi il suo ritratto, tale e quale a come lo ha descritto il nostro amico Senatore, come se si materializzasse tra quelle luci e ombre che hanno misteriosamente suggellato il suo destino. Cosa che lo stesso Ferrara sottolinea nelle sue memorie, scritte dopo esser stato destituito dal ruolo di ambasciatore di Cuba presso l’Unesco nel 1959, quando, lamentandosene, si definisce l’ultimo “libertador” al servizio della Repubblica.

Eusebio Leal Spengler, 10 ottobre 2019

Prefazione di Eusebio Leal Spengler - versione Spagnola

“Imbriani y Cavallotti, heroicos caballeros, sin miedo y sin tacha, Fratti, campeón gentil de la caballerosidad italiana, muriendo en los campos de Grecia, y Bovio, gloria de la filosofía moderna… ¡No podría Italia con mejores hombres recomendar la causa de Cuba a la civilización!”

Salvador Cisneros Betancourt, expresidente de la República de Cuba en Armas

Orestes Ferrara y Marino, el protagonista de este libro, es una de las figuras más polémicas de la historia de Cuba en la etapa republicana. Para algunos historiadores, su singularidad radi- ca en que, siendo italiano, haya conseguido escalar a la cima del poder político en la sociedad cubana. Para otros, resul- ta más atrayente su doble faceta de intelectual y hombre de acción, hasta llegar a convertirse en un diplomático de recia estirpe. Como quiera que sea, el napolitano llegó a ser un hom- bre rico y famoso fuera de su patria. Bastaría esto último para escribir su biografía. Es lo que ha logrado con creces el ilustre doctor Alessandro Senatore en El anarquista elegante, que en su primera edición en castellano publica ahora nuestro sello editorial Boloña.

Recién concluida la lucha por la independencia contra el dominio colonial español, el pueblo cubano se vio obli- gado a labrarse su propio destino, luego de sufrir la primera intervención norteamericana en 1898. No puede entenderse la etapa republicana –y, por ende, la vida de Ferrara–, sin reflexionar sobre este suceso aciago que lastró más de treinta años de lucha por la libertad. Puede afirmarse que el proceso independentista cubano tuvo el mismo halo romántico y liberal del Risorgimento en su empeño por la unidad de la península itálica. Siendo un “garibaldino” en su fuero interno, Ferrara encarnaría esas dos cualidades: romántico y liberal, pero las circunstancias políticas moldearían su carácter y determinarían su destino. Los ideales enarbolados por Giuseppe Garibaldi trascen- dieron los mares y se hicieron sentir en Cuba, cuando se pro- ducía el recrudecimiento del régimen colonial español. Hay constancia de que el prócer italiano estuvo en La Habana, adonde llegó en 1850 a bordo del vapor Georgia, con el seudó- nimo de Giuseppe Pane, el mismo que utilizó en la agrupación Joven Italia. Aquí permaneció varios días y, todo hace indicar, logró reunirse con conspiradores cubanos en la farmacia sita entre Obrapía y San Ignacio. La influencia garibaldina fue no- toria sobre los rebeldes cubanos. Al evocarla, José Martí escri- bió: “De una patria, como de una madre, nacen los hombres; la Libertad, patria humana, tuvo un hijo, y fue Garibaldi”. Pero no es hasta el levantamiento de Carlos Manuel de Céspedes y del Castillo, el 10 de octubre de 1868, que la causa cubana es saludada por el movimiento antiesclavista en Europa y los Estados Unidos. Junto a la liberación de los esclavos, aquel lanzó una proclama cuyo contenido es eminentemente liberal, a tenor con el auge de esa corriente política. Entre otros principios, promulga la igualdad de los hombres; el sufragio universal; la emancipación gradual y bajo indemnización de la esclavitud; el libre cambio entre las naciones amigas; y el respeto de las vidas y propiedades de todos los ciudadanos pacíficos, “aunque sean los mis- mos españoles, residentes en este territorio”. La causa de Cuba desató un movimiento de solidaridad tan intenso como, en su momento, lo había producido la cau- sa de Grecia, que tuvo como símbolo a Lord Byron. Como mismo Italia inauguró en Europa una época llamada del “Renacimiento”, igualmente los patriotas cubanos no ceja- rían en su empeño por conquistar la libertad. Sin embargo, tras diez arduos años de cruenta guerra, diversos factores impidieron que se obtuviera el triunfo y, en 1878, se firma la Paz del Zanjón. Dos años antes había nacido Orestes en Nápoles, hijo de una familia potentada.

El 7 de diciembre de 1896 cae en combate el lugarte- niente general Antonio Maceo, suceso que tendrá enorme repercusión internacional. Al calor de las intensas gestio- nes de Falco y otros diputados, se dedican varias veladas al héroe cubano en el Parlamento italiano, donde se guarda un minuto de silencio en su honor. Aquella campaña de la democracia debió influir tremendamente en que decenas de jóvenes italianos decidieran embarcarse en las expediciones con destino a Cuba. Es así que el «alma italiana» se imbrica con los ideales independentistas cubanos en la última etapa.

Por aquellos años, entre 1895 y 1896, Ferrara estudiaba en la Facultad de Derecho, y no es para nada extraño que sus pri- meras inclinaciones coincidieran con los ácratas que de- safiaban el poder de cualquier Estado constituido. Hasta que, imbuido por el espíritu garibaldino, decide involucrarse en cualquiera de las dos contiendas bélicas que entonces se libra- ban: dirigirse a la isla de Creta para pelear contra los turcos, o a aquella otra lejana isla del Caribe para enfrentar al co- lonizador español.

El egregio doctor Senatore ha reconstruido pormenorizada- mente el periplo vital de Ferrara, incluso antes de alistarse como expedicionario a bordo del vapor Dauntless y desembarcar en tierra cubana por Punta Brava, Camagüey, en 1897. Inicián- dose como un soldado de filas, se destaca en los combates, asciende de grados y consigue cumplir su deseo de conocer al Generalísimo Máximo Gómez. Este último, desconfiado de las características del personaje, ordenó colocarlo en las primeras líneas de caballería. El joven Orestes exclamaría luego: “Eso no se hace con un amigo”. Termina la contienda siendo ya coronel y, afiliado a quien fuera su último jefe, el general José Miguel Gómez, se inicia en la vida política nacional como uno de los fundadores del Partido Liberal y uno de los más importantes líderes del liberalismo histórico. Su pertenencia al llamado “Grupo villareño” resultaría de- terminante en su ascendente trayectoria política en aquella República nacida bajo la tutela de los Estados Unidos.

Hábil abogado y polemista, ocuparía notables cargos a lo largo de nuestro devenir, hasta convertirse en secretario de Estado durante la presidencia del dictador Gerardo Macha- do. Por este episodio de su carrera política, Ferrara ha sido literalmente “satanizado” por la historiografía republicana.

No obstante, debe tenerse en cuenta su participación en los debates de la Constituyente de 1940, donde su nom- bre ocupó uno de los escaños principales. Sería imposible evocar aquel ejercicio democrático sin recordar la ironía, el acento napolitano y el carácter sibilino de este caballero de otros tiempos. La elegancia de su vestuario llamaba po- derosamente la atención, a tal punto que –como señala Se- natore– parecería todo el tiempo acicalado para asistir a los salones de baile, la ópera o cualquier representación teatral en aquella Habana, cuya monumentalidad debe tanto a los artistas italianos.

Situada a un costado de la Colina Universitaria, su bella casa de estilo florentino renacentista tiene inscrito el título Dolce Dimora sobre las magníficas piedras de su fachada. Sin dudas, era la más añorada de todas las propiedades que perdió, cuando se derrumbó la vieja sociedad al pie de los trepidantes caballos de la Revolución en 1959.

Al ingresar en el atrio de aquel pequeño palacio apare- ce todavía su retrato, tal y como lo describe nuestro amigo el doctor Senatore, como si saliera de las luces y las som- bras que sellaron misteriosamente su destino. Así lo señala, quejumbroso, el propio Ferrara en sus memorias, escritas al ser destituido como embajador de Cuba ante la Unesco en 1959, considerándose “el último libertador al servicio de la República”.

Eusebio Leal Spengler, 10 de octubre de 2019

 

Presentazione del libro a cura di Alessandra Riccio 

Un napoletano all’Avana

Il personaggio di cui ci narra Alessandro Senatore in questo libro, è certamente un personaggio rilevante per intraprendenza, per coraggio, per cultura, per determinazione e per autostima, quest’ultima dote in dosi massicce e senza tentennamenti; ma costituisce anche un caso rilevante per la storia della nostra città giacché questo napoletano ha saputo portare in terre straniere non soltanto le sue doti naturali, alle quali va aggiunta l’eleganza e una certa prestanza fisica, ma soprattutto una formazione culturale e giuridica nutrita delle migliori essenze della celebre scuola forense napoletana post unitaria e dell’eredità filosofica della Magna Grecia della cui passione speculativa, da alunni del sole, Oreste Ferrara è stato un seguace e, a suo modo, un maestro in quella lontana mediterraneità che è il Caribe delle isole e specialmente della più  grande delle Antille, Cuba.

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Le ragioni che spinsero questo aitante e scapestrato giovane di buona famiglia garibaldina ad abbandonare la casa di via dei Carrozzieri, dove era nato nel 1876, e le ville estive di San Giorgio e di Portici per affrontare i pericoli di un lungo viaggio e della cruenta guerra che gli insorti cubani combattevano contro il dominante esercito della Spagna colonizzatrice, erano la diretta eredità di quell’empito generoso e ideale che per decenni aveva nutrito il volontarismo dei combattenti per l’Unità d’Italia e per l’ideale repubblicano e che continuavano a sentire l’insoddisfazione per quella Unità sotto la scettro del Re di Sardegna, della Casa Savoia, che lasciava l’amaro in bocca, anche alla luce di più radicali ideali anarcoidi e ribelli.

Comincia così la vicenda di Ferrara che vuol mettere le sue energie a disposizione dell’ indipendenza di Creta proprio quando – anche lì – la ragion di Stato antepone il realismo politico al trionfo degli ideali. Fu così che, persa Creta, gli occhi di socialisti, anarchici, sognatori e ribelli si volsero verso l’ultima guerra di indipendenza: quella sostenuta dagli insorti cubani contro la vecchia e tenace dominazione di una decadente monarchia spagnola.

Non aveva ancora venti anni quando aveva risalito fortunosamente la penisola fino in Svizzera per unirsi, a Parigi, agli altri spedizionari. Insieme all’amico napoletano Petriccione, riesce ad arrivare a Cuba in tempi relativamente rapidi anche grazie alla sua intraprendenza che lo vede lanciarsi nelle acque della Florida per abbordare, a qualunque costo, la nave in partenza per l’isola insorta. Combatte nelle dure condizioni offerte dalla guerriglia e dall’inclemente clima tropicale e trova anche il tempo per dotte conversazioni alla luce dei falò degli accampamenti, sulla impostazione giuridica dello stato che sta per nascere e sulla visione di un mondo che, all’estinguersi del secolo, presentava stimolanti proposte di novità nel campo delle idee. Senatore ci accompagna sui campi di battaglia, nelle ritirate, nei momenti vittoriosi, quando Ferrara, a volte con Petriccione, a volte con una guida locale o un attendente che lo cura durante una misteriosa e grave malattia, in una serie di avventure degne della migliore picaresca, fino alla vittoriosa conclusione di quella guerra nel 1898. Sconfitta la monarchia spagnola, anche grazie al non richiesto intervento nordamericano, Ferrara resta sull’isola dove esercita la professione di avvocato, è professore all’università, vice governatore della provincia di Las Villas.

Proprio nell’anno della promulgazione della Repubblica, ha sposato la donna che lo accompagnerà per tutta la vita, è tornato in Europa, a Napoli dove ha concluso gli studi, è stato a Parigi per l’Esposizione Universale ed ha anche avuto il primo scontro violento con il rappresentante del Governo degli Stati Uniti, in pratica un proconsole con pieni poteri, dopo l’intervento nordamericano negli ultimi mesi della guerra d’indipendenza, un vero e proprio “scippo” alla sovranità degli insorti, perpetuato poi con l’imposizione di quel comma della costituzione della Repubblica di Cuba noto come Emendamento Platt, grazie al quale gli Stati Uniti si riservavano il diritto di intervenire negli affari interni di Cuba ove ne ravvisassero la necessità a loro insindacabile giudizio.

Ferrara, che si era ben adattato alle turbolenze dell’incipiente vita politica della neonata repubblica, si è dimostrato sempre del tutto intollerante di fronte alla pesantezza dell’ingerenza nordamericana. Lui che non si scandalizzava di fronte alle manovre di una politicheria spesso losca, che sapeva entrare nell’agone politico con sufficiente cinismo e senso della realtà, che era stato Presidente della Camera proprio per le sue doti di mediazione spregiudicata, lui che aveva perfino partecipato all’incendio del Municipio di Las Villas, per mandare in fumo le schede elettorali – forse falsificate – che avrebbero dato la vittoria del bando nemico, lui che volentieri risolveva le questioni che lo riguardavano sfidando a singolar tenzone i suoi rivali (furono dodici i duelli che lo videro protagonista), non ha mai tollerato l’ingerenza statunitense negli affari di Cuba. Eppure gli Stati Uniti erano stati generosi con lui che vi si era recato in varie occasioni, che vi aveva aperto un prestigioso studio legale e dove intraprese speculazioni finanziarie che gli andarono molto bene. Nel 1926, il Presidente Machado lo manda a Washington come ambasciatore della Repubblica, incarico che dura fino al 1932 quando l’impresentabile e sanguinario Presidente lo nomina Ministro degli Esteri e lo richiama all’Avana. Il breve periodo del suo Ministero, fino a quando deve fuggire dall’isola per salvare la pelle, getta sulla figura dell’avvocato napoletano una luce sinistra, nonostante la simpatia che ispira questo personaggio guascone e colto, raffinato e ormai cinico, in quanto stretto collaboratore di un tiranno crudele e impresentabile. Si apre qui un enigma non ancora chiarito: Ferrara sperava di poter diventare Presidente della Repubblica, nonostante il fatto di non essere un cubano di nascita e per questo manovrava per ottenere le dimissioni di Machado solo dopo essersene garantito la successione, o fu il suo senso di servitore dello stato a mantenerlo a fianco del dittatore e a prolungarne il potere? Impossibile andare al di là di semplici speculazioni. Interessa di più riprendere il filo della sua avversione per la pesantezza della presenza nordamericana nella politica interna cubana.

L’ambasciatore de signato da Roosevelt, Summers Wells, dotato di pieni poteri, invece di fungere da mediatore, manovra per ottenere il risultato che il suo Governo gli indica. Ferrara sfida e si scontra con Wells, perde – come era prevedibile – e deve lasciare l’isola fortunosamente sotto i colpi di fucili e revolvers nemici. È qui che Alessandro Senatore lo lascia, mentre, insieme all’inseparabile Maria Luisa, nel caldo agosto del 1933, abbandona l’isola alla cui indipendenza aveva contribuito a rischio della vita, alla promulgazione della cui Repubblica aveva partecipato con spregiudicatezza ma anche con competenza politica, delle cui piacevolezze aveva partecipato con gusto da intenditore.

Ma la sua vita non si concluse in quello struggente scenario: un idrovolante che decolla coraggiosamente sotto una gragnuola di pallottole. La sua lunga vita (è morto quasi centenario) ce lo mostra di nuovo a New York, finanziere, avvocato, consulente politico, amico del dittatore di Santo Domingo, Leónidas Trujillo come lo sarà anche di Fulgencio Batista e di Francisco Franco. Alla fine degli anni trenta ritorna a Cuba e nel 1940 è uno dei membri della Costituente ma, pochi mesi dopo resta vittima di un attentato: il taxi su cui viaggiava viene crivellato di pallottole, muore l’autista, muore il poliziotto di scorta e Ferrara è costretto in ospedale per due mesi, ma non appena è in condizioni di farlo, torna ai lavori della Costituzione che trova quasi terminati.

Non è più amato a Cuba e forse anche lui non ama più quelle battaglie. Accetta volentieri l’incarico di Ambasciatore per gli Affari Economici in Europa, un titolo acconciato proprio per consentire a Ferrara di vivere a Madrid dove ancora le relazioni diplomatiche fra la Cuba che aveva sostenuto la Repubblica Spagnola, e il governo del golpista Francisco Franco non erano state normalizzate. Ormai cinquantenne, Ferrara trova nella tragica tranquillità della Spagna franchista, la quiete necessaria per trovare pace, per dedicarsi alla scrittura dei circa cinquanta testi di storia, biografie, saggi politici e contemporaneamente essere presente nel mondo della diplomazia. Nel 1946, nel contesto delle Nazioni Unite, quando fu inaugurata l’Unesco, Ferrara fu nominato rappresentate per Cuba. Si dedicò anche alla fondazione dell’Unione Latina. Si trova bene a Madrid, insieme a Maria Luisa e ai suoi libri; hanno fatto qualche viaggio a Cuba, spesso si recano a Napoli dove ancora numerosa è la famiglia di Oreste ma l’agguato della storia, ancora una volta, non doveva risparmiarlo. Nel gennaio del 1959 i ribelli guidati da Fidel Castro hanno scacciato il dittatore Batista e si sono impossessati del potere. Spudoratamente, Ferrara manda un telegramma al Ministero degli Esteri dicendosi sicuro che l’Unesco manterrà la relazione con Cuba e-sembra di capire- aspettandosi una riconferma che invece non verrà. L’anziana coppia Ferrari fa di nuovo le valige, stavolta per Roma dove Maria Luisa morirà nel 1969 e Oreste nel 1972. Dal 1959 al 1968 aveva dedicato le sue energie e il suo lavoro alle Memorias.Una mirada sobre tres siglos, la sua monumentale autobiografia, pubblicata postuma, in cui riafferma il suo amore per Cuba: “Sono rimasto cubano nella disgrazia come nei tempi buoni. Ho la stessa fiducia in Cuba che avevo quando ho combattuto nei boscosi campi dell’isola…”.

Quando scrive queste parole, nell’isola da lui tanto amata è in atto già da dieci anni una rivoluzione radicale, ma le memorie dell’anziano testimone si fermano al 1959, e non è un caso. Su queste memorie si è basato Alessandro Senatore per ricostruire liberamente la figura dell’avvocato napoletano trascinato in terre lontane dalla sua passione libertaria e convertito poi ad una fede liberista che fece di lui un uomo ricco e famoso con un pericoloso tallone d’Achille: un’attrazione fatale per la politica e, soprattutto, per la sua parte più intrigante e pericolosa, il potere.

A Senatore costa doversi congedare dal giovane brillante e avventuroso, forse anche dal brillante avvocato e finanziere, dall’elegante uomo di mondo per affrontare il cinico uomo politico che resta a fianco dell’impresentabile Gerardo Machado. Cerca ragionevoli giustificazioni per l’anarchico elegante ma non ne trova: “Mi sono chiesto più volte a cosa serve studiare, ricercare, apprendere e comprendere, se poi gli intellettuali finiscono col porsi al servizio di potenti ignoranti, e qual’è il meccanismo che fa scattare la sudditanza psicologica in chi, forte del prestigio dato dal suo sapere, dovrebbe, al contrario,esercitare la sua influenza su di loro”.

Senatore è stato preso dal fascino per le vicende della vita avventurosa di Oreste Ferrara, ne ha voluto ricostruire la vita – o almeno quella parte che gli è parsa più significativa –, i luoghi, i personaggi, gli intrighi, ed è con grande dispiacere che deve confessare al lettore: “Ma se di Ferrara mi affascina la sua instancabile voglia di vivere e la sua inesauribile capacità di mettersi alla prova per affrontare con sempre più entusiasmo nuove esaltanti esperienze, nondimeno non posso non esprimere la mia delusione per un uomo che, pur seguendo legittimamente la sua natura, ha scelto di continuare a giocare con la vita, rinunciando però a lottare per migliorare le condizioni di esistenza degli altri”. Ed è così, fra passione e delusione, che la figura di Ferrara prende corpo, torna nella Napoli della sua gioventù, attraversa oceani, combatte, duella, polemizza, intriga grazie alla penna di Alessandro Senatore che vuole, ma non può, riconciliare la figura del giovane, generoso combattente con quella del maturo, ardito e cinico Ministro degli Esteri della Repubblica di Cuba.

Alessandra Riccio – Ispanista Co-direttrice della rivista Latinoamerica

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Personaje del que narra Alessandro Senatore en una bio-grafía novelada recién publicada en Italia, es sin duda un per- sonaje relevante por su coraje, valor, cultura, determinación y autoestima, esta última en dosis masivas y sin vacilaciones. Constituye también un caso notable para la historia de su ciu- dad natal, ya que este napolitano supo llevar a tierras extranje- ras no solamente sus dotes naturales, a las cuales hay que añadir la elegancia y cierta prestancia física, sino, sobre todo, una formación cultural y jurídica alimentada por las mejores esencias de la célebre Facultad de Derecho napolitana y de la herencia filosófica de la Magna Grecia, de cuya pasión espe- culativa Orestes Ferrara fue un seguidor y, a su manera, un maestro en aquella lejana mediterraneidad que es el Caribe de las islas y particularmente de la mayor de las Antillas.

Las razones que empujaron a este elegante e inquieto joven de generosa familia garibaldina a abandonar su casa de la via dei Carrozzieri, donde había nacido en 1876, y las bellas villas de veraneo en San Giorgio y en Portici, para enfrentar los peligros de un largo viaje y de la encarnizada guerra que los insurrectos cubanos protagonizaban contra el dominante ejército de la España colonizadora, eran una he- rencia directa de aquel impulso generoso e ideal que durante décadas había alimentado el voluntarismo de los combatien- tes por la Unidad de Italia y por el ideal republicano. Esos hombres aún padecían la insatisfacción por aquella Unidad

1 Se refiere a: L’anarchico elegante, Guida Editore, Napoli, Italia, 2010.

bajo el cetro del rey de Cerdeña, de la dinastía de los Saboya, que dejaba un sabor amargo sobre todo frente a los más radi- cales ideales republicanos, anarquistas y rebeldes.

Con estas motivaciones comienza la historia de Ferrara, quien quiere poner sus energías a disposición de la inde- pendencia de Creta justo cuando –allí también– la razón de Estado aconseja acogerse al realismo político en vez de a los ideales. Fue de esta manera que, perdida Creta, la mirada de socialistas, anarquistas, soñadores y rebeldes se volteó hacia la última guerra de independencia: aquella que estaban en- frentando los insurrectos cubanos contra la vieja y obstinada dominación de una decadente monarquía española.

No acababa de cumplir veinte años, cuando había logra- do cruzar azarosamente la península itálica hasta llegar a Suiza para, desde allí, juntarse en París con los demás expe- dicionarios. Con Petriccione, el amigo napolitano, logra llegar a Cuba en tiempo relativamente breve, en buena medida gra- cias a su actitud temeraria, ya que no duda en lanzarse a las aguas de la Florida para abordar –costara lo que costara– el buque listo para salir hacia la isla rebelde e inalcanzable, retrasado por el mal tiempo.

Combate en las duras condiciones ofrecidas por la gue- rrilla y por la inclemencia del clima tropical, y encuentra también el tiempo para doctas conversaciones a la luz de las hogueras de los campamentos, relativas a la impostación jurídica del Estado que va a nacer y sobre la visión de un mundo que, al finalizar el siglo, presentaba estimulantes pro- puestas de novedades en el ámbito de las ideas.

En los campos de batalla, en las retiradas, en los momentos victoriosos, el autor de este libro, Alessandro Senatore, secun- da al valiente Ferrara, a veces acompañado por Petriccione, a veces por un práctico de la zona o con un lugarteniente leal y abnegado, que lo atiende y cuida durante una misteriosa y grave enfermedad. Se trata de una serie de aventuras dignas de la mejor picaresca, hasta llegar a la conclusión de aquella gesta en 1898. Derrotada la monarquía española, gracias tam- bién a la intervención no solicitada de los estadounidenses, Ferrara se queda en la isla donde ejerce la profesión de abo- gado; es profesor en la universidad y, gracias a las amistades conquistadas en la campaña militar, llegará a ser secretario de Gobierno de la provincia de Las Villas.

En el mismo año en que fue promulgada la República (1902), se ha casado con la mujer que lo acompañará duran- te toda su vida: María Luisa Sánchez; ha vuelto a Europa, a Nápoles, donde concluye sus estudios; ha ido a París para la Exposición Universal y ha tenido también su primer enfren- tamiento violento con el representante del gobierno de los Estados Unidos, en realidad un procónsul con todos los po- deres. Después de la intervención norteamericana, sobrevino una verdadera rapiña a la soberanía de los insurgentes, con- firmada luego por la imposición a la Constitución de aquel apéndice ominoso conocido como Enmienda Platt, median- te la cual los Estados Unidos se atribuían el derecho de in- tervenir en los asuntos internos de Cuba siempre y cuando, a su juicio exclusivo, lo juzgaran necesario.

Ferrara, quien se había acostumbrado fácilmente a las turbulencias de la incipiente vida política de la recién naci- da República, se ha mostrado siempre intolerante frente al peso de la injerencia norteamericana. Él, que no se indigna- ba frente a las maniobras de la politiquería mayoritariamente deshonesta, que sabía entrar en la lucha política con suficiente cinismo y sentido de la realidad, que había sido presidente del Parlamento precisamente por sus dotes de mediación atre- vida; él, que incluso había participado en el incendio del municipio en Las Villas, para hacer humo de las papeletas electorales –supuestamente falsificadas– que le habrían otorgado la victoria al bando enemigo; él, que con entusias- mo resolvía las cuestiones que le interesaban en lo perso- nal, aunque precisara desafiar a sus rivales (fueron doce los duelos que lo tuvieron como protagonista), no se decidió jamás a tolerar la intromisión estadounidense en los asuntos de Cuba. Y todo ello, a pesar de que los Estados Unidos se habían mostrado generosos con él, que había viajado allí en diferentes ocasiones, que había fundado un prestigioso bufe- te, donde había vivido y donde se había dedicado con mucha suerte a especulaciones financieras.

En 1926, el presidente Machado lo envía a Washington como embajador de la República, cargo que mantiene hasta 1932, cuando el sanguinario dictador lo nombra se- cretario de Estado y lo trae de vuelta a La Habana. El corto período de su ministerio –en efecto, pronto tiene que huir de la Isla para salvar su vida– recubre a la figura del abogado napolitano de una luz siniestra, contraria a la simpatía que por lo general inspiraba este personaje guascón y culto, refi- nado y finalmente cínico, en cuanto estricto colaborador de un tirano cruel e impresentable.

En este punto de su vida se abre un enigma que todavía –a juicio de Alessandro Senatore– no parece haber sido es- clarecido: ¿Ferrara esperaba poder convertirse en presidente de la República, pese al factor determinante de no ser cuba- no de nacimiento, y con este propósito maniobró hasta con- seguir la dimisión de Machado, pero solo después de haber garantizado su sucesión? ¿O fue su sentimiento de servidor del Estado el que lo mantuvo al lado del dictador, prolongando, en efecto, su poder?

Imposible ir más lejos que estas especulaciones. Probable- mente interesa más retomar el hilo de su repulsión para con lo insoportable del peso de la presencia norteamericana en la política interior cubana. El embajador designado por Roosevelt, Sumner Welles, investido de todos los poderes, en vez de ac- tuar como mediador, maniobra para obtener el resultado que su gobierno le indica. Ferrara desafía y se enfrenta a Welles, pierde –como era de esperar– y tiene que dejar la Isla bajo el tiroteo de los fusiles y los revólveres enemigos.

Alessandro Senatore deja aquí a su héroe, en el momento en que, junto a su fiel y entrañable María Luisa, en el caliente agosto de 1933, abandona la isla a cuya independencia había contribuido poniendo en riesgo su vida, a la promulgación de cuya República se involucró libre de prejuicios y con competencia política, y de cuyos placeres había participa- do con gusto de entendedor. Sin embargo, su vida no concluyó en aquel dramático contexto, cuando un hidroavión despegó atrevidamente en la bahía de La Habana, acosado por ráfa- gas de balas. Su larga vida (murió casi centenario) nos lo pre- senta otra vez en Nueva York, en Wall Street, abogado, asesor político, amigo y huésped privilegiado del dictador de Santo Domingo, Rafael Leónidas Trujillo, igual a como lo será de Fulgencio Batista y de Francisco Franco.

A finales de los años treinta vuelve a Cuba y en 1940 es uno de los miembros de la Convención Constituyente, a cuya formulación pretende contribuir, pero, a los pocos meses, es blanco de un atentado: el taxi donde viajaba es acribillado a balazos, muere el conductor, muere el policía de escolta, y Ferrara se ve obligado a permanecer en el hospital durante dos meses. Cuando le dan de alta, quiere regresar de inme- diato a la Constituyente, casi estéril empeño, ya que, entre tanto, prácticamente habían acabado las sesiones.

Ya no le aman en Cuba, y posiblemente él tampoco sigue amando aquellas batallas. Acepta como una manera digna de salir de escena con honor, el cargo de embajador para los Asuntos Económicos en Europa, un título creado a propósito para permitirle a Ferrara vivir en Madrid, cuando (debido a la participación solidaria y decidida de Cuba en apoyo a la República Española) todavía no se habían reanudado las correctas relaciones diplomáticas entre la Isla y el gobierno del golpista Francisco Franco.

Entrado ya en la edad madura, Ferrara busca en la trágica tranquilidad de la España franquista la paz que necesita, la quietud necesaria para dedicarse a la escritura de cerca de cincuenta volúmenes de historia, biografías y ensayos políti- cos, y al mismo tiempo seguir actuando (y disfrutando) en el mundo de la diplomacia. En 1946, en el contexto de las Nacio- nes Unidas, cuando acababa de instituirse la Unesco, Ferrara logró que se le nombrara representante de Cuba. Se dedicó también a la fundación de la Unión Latina, quizás por su sin- cera convicción sobre la importancia de la cultura de la cual procedía, frente a la agresiva avanzada del mundo anglosajón.

En Madrid se encuentra a sus anchas, junto con María Luisa y sus libros; ha viajado de vez en cuando a Cuba; a menudo han vuelto a Nápoles, donde reside todavía la numerosa familia de Orestes; pero su vida feliz y apacible no estaba destinada a durar, y la historia, una vez más, pre- paraba su trampa: en enero de 1959 los rebeldes guiados por Fidel Castro liberan al país de la dictadura de Batista y conquistan el poder. El desvergonzado de Ferrara se hace el tonto: manda un cable al Ministerio de Estado diciéndose convencido de que la Unesco va a mantener sus relaciones con Cuba, y –eso parece– espera una confirmación del cargo que no llegará nunca. La anciana pareja, una vez más, se ve forzada a preparar las maletas, ahora rumbo a Roma, donde María Luisa muere en 1969, y Oreste en 1972.

Entre 1959 y 1968 había dedicado sus energías y sus más productivas horas de trabajo a la redacción de Una mirada sobre tres siglos. Memorias, copiosa autobiografía, publicada póstuma, donde reafirma su amor por Cuba: “He quedado cubano en la desgracia como en los buenos tiempos. Tengo la misma fe en Cuba que tenía cuando luché en los selváticos campos de la isla…” Cuando escribe estas palabras, en la tierra que tanto amaba, transcurrían los primeros diez años de una revolución radical que se afianzaba; sin embargo, las “memorias” del anciano testigo terminan en 1959 y no es una casualidad. En estas monumentales páginas se ha ba- sado Alessandro Senatore para reconstruir libremente la fi- gura del abogado napolitano arrastrado a tierras lejanas por su pasión libertaria, y convertido luego a una doctrina liberal que hizo de él un hombre rico y famoso con un peligroso ta- lón de Aquiles: la atracción fatal por la política y, sobre todo, por su parte más seductora y peligrosa: el poder.

A Senatore le cuesta tener que despedirse del joven bri- llante y aventurero; posiblemente, le cuesta también des- pedirse del brillante abogado y especulador financiero, del elegante miembro de la alta sociedad, para enfrentarse con el inescrupuloso político que se mantiene al lado del abomi- nable Gerardo Machado. Busca justificiones razonables para su anarquista elegante, pero no logra encontrarlas: “Me he preguntado muchas veces de qué sirve estudiar, investigar, aprender y comprender, si luego los intelectuales acaban po- niéndose al servicio de ignorantes que detentan el poder, y cuál es el mecanismo que lleva a aceptar una servidumbre psicológica en quien, en virtud del prestigio que procede de su saber, tendría, por lo contrario, que ejercer su influencia sobre aquellos”.

Senatore se ha dejado cautivar por el encanto de las vici- situdes de la vida aventurera de Orestes Ferrara, ha querido reconstruir su vida –o por lo menos aquella parte que le ha parecido de mayor significación–, los lugares, los persona- jes, las intrigas…, pero, con pesar, finalmente ha tenido que confesar al lector: “Sin embargo, si Ferrara me cautiva con su incansable gana de vivir y con su inagotable capacidad de ponerse a prueba para enfrentar con siempre más entusias- mo nuevas experiencias arrebatadoras, de todas formas no puedo evitar expresar mi desilusión hacia un hombre que, aun siguiendo legitimamente su naturaleza, ha escogido con- tinuar a jugar con la vida, pero renunciando a luchar para mejorar las condiciones de existencia de los demás”. De esta manera, entre pasión y desilusión, la figura de Ferra- ra vuelve a tomar cuerpo: regresa al Nápoles de su juventud, cruza océanos, lucha, se bate en duelo, polemiza, intriga; todo ello gracias a la pluma de Alessandro Senatore que quiere, pero no puede, reconciliar la figura del joven, generoso com- batiente, con la del maduro, atrevido y cínico secretario de Estado de la República de Cuba en tiempos de Machado.

Alessandra riccio

 

L’Anarchico Elegante va in televisione

Servizio trasmesso dalla TV nazionale cubana sulla presentazione del libro El Anarquista Elegante
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Servizio sulla presentazione dell'Anarchico Elegante al Teatro di Corte del Palazzo Reale di Napoli
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Servizio Trasmesso sulla rubrica Lo Scaffale - RAI 3 - Presentazione del libro L'Anarchico Elegante
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Intervista rilasciata alla TV nazionale cubana in occasione dell'arrivo in Italia delle brigate mediche Cubane
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Eusebio Leal conferisce la prestigiosa onorificenza all'Avvocato Alessandro Senatore
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Video promozionale del libro L’anarchico Elegante, Disponibili in edizione Italiana e Spagnola
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Servizio trasmesso dalla TV nazionale cubana sulla presentazione del libro El Anarquista Elegante
Servizio sulla presentazione dell'Anarchico Elegante al Teatro di Corte del Palazzo Reale di Napoli
Servizio Trasmesso sulla rubrica Lo Scaffale - RAI 3 - Presentazione del libro L'Anarchico Elegante
Intervista rilasciata alla TV nazionale cubana in occasione dell'arrivo in Italia delle brigate mediche Cubane
Eusebio Leal conferisce la prestigiosa onorificenza all'Avvocato Alessandro Senatore
Video promozionale del libro L’anarchico Elegante, Disponibili in edizione Italiana e Spagnola

 

Eventi di presentazione del libro 

Napoli,Teatrino di Corte di Palazzo Reale, 7 febbraio 2020

Dopo la presentazione tenutasi, lo scorso novembre, all’Havana, nell’ambito delle celebrazioni per i 500 anni della fondazione della città, parleremo dell’avvocato napoletano Orestes Ferrara- e tracceremo un’analisi storica sui primi anni della Repubblica caraibica.(1896-1933)

La nuova edizione (Metec Alegre Editore) è impreziosita dal prologo di Eusebio Leal.

Moderatore Massimo Milone, Direttore Rai Vaticano. Intervengono: Anna Imponente, Direttore del Polo Museale di Napoli – Lisset Argüelles, Responsabile dei temi culturali Ambasciata di Cuba in Italia – Domenico Ciruzzi, Presidente Fondazione Premio Napoli – Luis Martí Mingarro, già Presidente UIBA e Decano Ordine Avvocati di Madrid – Luigi Mascilli Migliorini, Storico. Saranno presente oltre all’autore: Luigi de Magistris, Sindaco di Napoli e José Carlos Rodríguez Ruiz, Ambasciatore della Repubblica di Cuba in Italia. Si ringrazia per la cortese disponibilità il sovrintendente Paolo Mascilli Migliorini. Al termine ci sarà un’esibizione di musica tradizionale cubana del Septeto Naborí.

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Havana, Museo Napoleonico, 14 novembre 2019

Un grazie infinito all’insuperabile Eusebio Leal Spengler, Historiador de la Ciudad de L’Avana, che fortemente ha creduto in questo libro e mi ha concesso l’onore di scrivere un’importante prefazione. ma non solo ha voluto che fosse presentato nell’ambito delle celebrazioni dei 500 dalla fondazione dell’Havana e che la cerimonia si svolgesse nel Museo Napoleonico, in quella cioè che fu la casa di Oreste Ferrara, l’avvocato napoletano protagonista del libro, concedendo all’opera il “sello” speciale delle celebrazioni.
A Mario Cremata Ferran, direttore della Editorial Boloña, che con passione e professionalità ha corretto le bozze del libro e lo ha inserito nella sua linea editoriale, a Sandys Sadys Sánchez, direttrice del Museo che ci ha accolto con eleganza ed simpatia.
A Alina Narciso e Liliana Ojeda che con grande impegno hanno tradotto il libro.
Ad Alessandra Riccio autrice della bellissima presentazione.
A Samuele Fazzi, Consigliere culturale dell’ambasciata di Italia a Cuba, Giulio Del Federico Console d’Italia a Cuba che hanno onorato la manifestazione con la loro partecipazione.
A Valerio Scoppa amministratore del Centro Aktis s.p.a. che con il suo generoso contributo ha permesso la pubblicazione del libro. Al mio grande amico “cubano” Alessandro Totaro.

 

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Barletta, Palazzo della Marra, 3 maggio 2019

“Il Maggio dei libri” a Barletta dedica una parentesi a Cuba e a un personaggio italiano, Oreste Ferrara, grande combattente per l’indipendenza dell’isola caraibica dal giogo coloniale spagnolo. Pubblico attento e curioso a Palazzo Della Marra nel corso della presentazione del volume “L’anarchico elegante” di Alessandro Senatore, organizzata dalla Biblioteca Comunale “Loffredo” in collaborazione con le locali sezioni dell’Archivio di Stato e dell’UNIMRI, e il Fiof.

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Napoli, “Merqurio”, Sala Nassiriya del Consiglio Regionale Campania, 8 febbraio 2019  

Anarchico-socialista di famiglia garibaldina, cresciuto in un’atmosfera di grande libertà, un sognatore divenuto poi un impassibile ed anche cinico protagonista della vita di Cuba. Fu questo Oreste Ferrara, il contraddittorio personaggio protagonista del libro L’anarchico elegante di Alessandro Senatore (Edizioni Guida), che è stato presentato l’8 febbraio scorso a Napoli, nel corso di un dibattito organizzato dall’Associazione Merqurio, che si è tenuto nella sala “Nassiriya” del Consiglio regionale della Campania.

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Napoli, CEICC Europe, Napoli 25 febbraio 2011

Presentazione del libro L’Anarchico di Elegante di Alessandro Senatore, ne discutono con l’Autore: Luigi Mascilli Migliorini, Raffaele Porta, Vincenzo SiniscalchiLa presentazione del libro “L’Anarchico elegante” di Alessandro Senatore – non è solo l’occasione per conoscere e approfondire la figura di una personalità molto interessante quale è quella dell’avvocato napoletano Oreste Ferrara, protagonista del libro, che ha vissuto e svolto la sua attività politica nella Cuba liberatasi dalla colonizzazione spagnola. L’incontro del 25 febbraio intende soprattutto trarre spunto dalla vita di questa personalità, per molti versi controversa,  per discutere di un fenomeno presente nella pratica politica in ogni tempo: “il trasformismo”.

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Sorrento, Premio Sorrento, 3 ottobre 2010

Nel pomeriggio del 03-10-2010, si è tenuta la presentazione de «L’anarchico elegante», il libro in cui Alessandro Senatore delinea un ritratto dell’avvocato e diplomatico napoletano Oreste Ferrara. A seguire consegna del premio all’Avv. Alessandro Senatore.

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Torino, Lingotto, Salone internazionale del Libro di Torino,14 maggio 2010 

Nel pomeriggio del 03-10-2010, si è tenuto il dibattito sui diritti dei consumatori in Italia e nei Paesi del Mediterraneo, con gli interventi di Luigi Cioffi, coordinatore dei giudici di pace di Sorrento, e dell’avvocato del foro di Napoli Roberto Giovene di Girasole. A seguire, presentazione de «L’anarchico elegante», il libro in cui Alessandro Senatore delinea un ritratto dell’avvocato e diplomatico napoletano Oreste Ferrara. A seguire consegna del premio all’Avv. Alessandro Senatore.

 

Roma, IILA (Istituto Italo Latino Americano), Palazzo Santacroce, 16 marzo 2010

In collaborazione con l’Ambasciata di Cuba, verrà presentato martedì 16 marzo alle 18 a Roma nella sede dell’ IILAIstituto Italo Latino Americano (Palazzo Santacroce, piazza Benedetto Cairoli n. 3) il volume “L’Anarchico elegante” di Alessandro Senatore, avvocato e presidente dell’Istituto Italia-Cuba.

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 Napoli, Giambattista Vico, 15 Marzo 2010

Questa foto ricorda uno dei momenti più belli della mia vita.
Fu scattata sei anni fa nell’aula di scienze del liceo Vico, al termine della presentazione del mio libro “l’anarchico elegante”.
L’avv. Franzo Grande Stevens mi fece l’onore di venire appositamente da Torino per commentarlo e tenne un approfondito intervento di elogio del libro e della figura di Oreste Ferrara. Emozionante fu il ricordo dei suoi anni di scuola, trascorsi proprio al Vico, e l’elogio dei suoi professori, prima tra tutti la professoressa Arcuno.
Anche il dr Lello Marino fece un ottimo intervento sul libro, elogiandone la scrittura.
Per me fu ancora più emozionante perchè quella presentazione si tenne nell’aula magna di quello che era stato il mio liceo, alla presenza di amici e tanti studenti, tra i quali c’erano anche i miei figli Marco e Claudia, che al tempo frequentavano il Vico e di mia moglie Giovanna, che fu mia compagna di banco.
Nella foto ci sono tanti amici carissimi amici ex studenti del Vico ma il mio pensiero va a due amici che purtroppo ci hanno lasciato: l’indimenticabile Prof. Vincenzo Scirocco, che volle fortemente quell’evento e Diego Peduto, mio carissimo amico

 

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Centro Studi di Arte e Cultura di Napoli “Sebetia-Ter”, Napoli  Circolo Ufficiali della Marina Militare Italiana, 5 marzo 2010

Il 5 marzo 2010 si è svolto a Napoli presso il Salone dei Convegni del Circolo Ufficiali della Marina Militare Italiana, la presentazione del libro “L’anarchico Elgante” di Alessandro Senatore.

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Hanno detto del libro

 

Eusebio Leal Spengler – Historiador de la Ciudad de la Habana: “Gracias por el libro ¡es maravilloso!  Una edición española que me parece excelente”

Vincenzo Siniscalchi – avvocato: “Il libro di Senatore merita di essere portato sullo schermo e la Rai dovrebbe produrre una fiction sulla vita di Oreste Ferrara.”

-Massimo Milone – giornalista : “si capisce bene che Senatore voleva stare a Cuba a combattere al fianco del giovane Oreste.”

Alessandra Riccio – ispanista: “Senatore dice nel suo libro la verità ed è con grande dispiacere che deve confessare al lettore la sua delusione per un uomo che ha scelto di continuare a giocare con la vita rinunciando però a lottare per migliorare le condizioni di esistenza degli altri.”

-Franzo Grande Stevens – Avvocato: “Non a caso Senatore ha scritto questo bel libro di storia perché appartiene alla grande tradizione dell’avvocato intellettuale napoletano.”

-Raffaele Marino -magistrato : “Senatore ha un modo antico di scrivere che affascina.”

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Mimmo Sica – giornalista : “Senatore non emette giudizi ma lascia parlare la storia.”

Marco Gobetti – attore : “E’ un libro che va letto lentamente e dal quale ti aspetti sempre nuove emozioni.”

-Raffaele Porta prof.universitario : “Il testo è perfetto per una trasfigurazione cinematografica. Dico questo perché la storia non è fatta solo dai cosiddetti grandi personaggi e dalle masse. Non sono solo i Napoleone e i Garibaldi, insieme ai giacobini e ai mille di Quarto, a cambiare la faccia del pianeta, ma sono i tanti Oreste Ferrara – che se non vengono raccontati, come magistralmente è stato fatto nel libro, “non esistono” – ad incidere pesantemente sugli eventi umani.”

-Antonio Fiore – giornalista: “Senatore che oltre a scavare con passione nella biografia di Ferrara – riempiendone i vuoti con acutezza del narratore- si interroga sui motivi che indussero il focoso “garibaldino” … intellettuale nutrito di nobili ideali farsi suddito di quel potere che aveva sempre disprezzato?”

-Aldo Garzia – giornalista. “Il libro si legge bene e ci da una visione diversa di un personaggio controverso come Ferrara, che ha avuto un ruolo importante nella storia di Cuba”.

Mandaci la tua foto con il libro

 

 

Rassegna Stampa

 

L’Anarchico Elegante sulla rivista spagnola “22Periodico.es”

Leggi l’articolo in spagnolo

 

Intervista in italiano

L’Anarchico Elegante sbarca in Spagna dopo Napoli e l’Avana non a caso sbarca a Siviglia, che fu la porta d’Europa verso le Americhe.

Un grazie doveroso al giornalista Giovanni Giacchi che mi ha fatto questa bella intervista pubblicata sulla rivista spagnola on line 22periodico.es.

Napoli è la città più avanera del mondo, così come l’Avana è la più napoletana, non solo perché sono entrambe città di mare ma soprattutto perché sono abitate da due popoli refrattari ad ogni forma di omologazione. Comincia così il colloquio con l’avv. Alessandro Senatore, autore del libro “L’Anarchico Elegante”.

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Non è un caso se nella Napoli dell’anarchico Oreste – protagonista del libro, deluso dagli esiti garibaldini e con la rivoluzione in testa – e del suo autore – avvocato con la passione della letteratura e delle relazioni internazionali svolte anche nel campo dell’avvocatura – che comincia la storia di questo libro.

Ma è a Cuba che finisce, là dove Oreste Ferrara, dopo aver combattuto contro l’esercito spagnolo per l’indipendenza dei cubani, si trasformerà in un uomo di Stato e mercé di quel potere che sin da giovane aveva combattuto, fino a diventare amico e solidale del sanguinario presidente Machado. Una scelta che i cubani non gli perdoneranno mai.

E’ l’italiano più controverso della storia di Cuba racconta Alessandro Senatore, scrittore raffinato, che alla vicenda di Ferrara ha dedicato anni di studi e ricerche. Il libro, che prende spunto dall’autobiografia di Ferrara  Memorias sobre tres siglos si intitola L’Anarchico elegante (Edizioni Metec Allegre) ed è stato tradotto in spagnolo (El Anarquista Elegante – Ediciones Boloña) in una nuova edizione impreziosita dal prologo dell’Historiador de la Ciudad de la Habana, Eusebio Leal Spengler, massima espressione della cultura cubana.

Avvocato, chi era in verità Oreste Ferrara?

Oreste Ferrara è stato un uomo che ha vissuto cento vite. Anarchico rivoluzionario, avvocato di prestigio, ricco banchiere (fondò la Banca d’America e d’Italia), imprenditore di successo (fondò la Compagnia Telefonica ITT), eminente politico, Oreste fu sempre protagonista della scena. Mi sono più volte chiesto chi fosse veramente Ferrara; fu il giovane idealista che decise di partire per Cuba e morire per la libertà del suo popolo o il politico realista che governò al fianco del sanguinario presidente Machado? Fu il governatore di Las Villas che denunciò le ingerenze statunitensi nella vita pubblica cubana o il potente ambasciatore che alla “Cumbre” dei paesi latinoamericani del 1928, difese l’interventismo statunitense nella vita politica degli altri Paesi? Ferrara, in realtà, fu un uomo nel quale le contraddizioni si manifestarono ai massimi livelli, egocentrico al punto da sognare una morte gloriosa, affascinato dalla bella vita e dal potere, amò vivere intensamente il suo tempo. Pericoloso rivoluzionario, esponente di spicco dell’internazionale anarchica si definirà nel suo libro di memorie – un liberale che aveva lottato sempre contro l’egualitarismo. Giovane ribelle che, a Napoli, guidava i cortei di protesta e in guerra, a Cuba, affrontava senza timore il pericolo, in età matura si mostrò acuto intellettuale, professore di diritto autore di oltre 40 libri di storia. E’indubbio che il fascino di questo personaggio, al di là dei giudizi morali e politici che il lettore intenderà dare, sta nella sua poliedricità.

In che contesto storico vive la sua vita “l’Anarchico Elegante”?

Sono gli anni tra il 1896 e il 1933. Ma il libro, nel raccontare i primi anni della Repubblica cubana, si sofferma sugli anni immediatamente successivi alla grande crisi del 1929. Un periodo che presenta caratteri molto simili alla crisi del 2008. Quando uscì la prima edizione del libro – nel 2010- invitai il lettore a riflettere sulle conseguenze negative che la crisi del 2008 avrebbe potuto avere nel mondo, ricordando che la crisi del 29 aveva portato in Germania, all’ascesa del nazismo e a Cuba quella di Machado, che fu definito il Mussolini Tropicale. Se penso alle conseguenze di quella crisi – ancora presenti- aggravate oggi dalla pandemia- e ai pericoli di un riaffacciarsi dei sovranismi in Europa e negli USA – dove l’assalto a Capitol Hill ha mostrato, in tutta la sua drammaticità, la debolezza delle democrazie occidentali, è evidente che bisogna ancora mantenere alta la guardia.

Il viaggio rivoluzionario di Ferrara nasce da una delusione, quella degli anarchici meridionali.

Ho voluto ricordare il grande apporto che gli italiani hanno dato nella Guerra d’Indipendenza cubana. Nel maggio del 1896 partì una nave di volontari pronti a combattere per la libertà di Cuba, combattenti mossi da quegli ideali risorgimentali che il governo sabaudo aveva tradito e ispirati dalle stesse idee per le quali uomini e donne non avevano avuto paura né di lottare né di subire le terribili conseguenze di anni di carcere duro e lavori forzati. La nave fu bloccata a New York dalle autorità statunitensi che non gradivano la presenza di questi rivoluzionari perché gli USA erano intervenuti militarmente- in quella che fu definita “la splendida piccola guerra” ispano-americana – e avevano sconfitto gli spagnoli nella battaglia navale di Santiago. Questa guerra segnerà la sconfitta dei latini e la nascita dell’imperialismo statunitense. Questo libro, pieno di aneddoti e di avventure, ci fa vivere i primi esaltanti momenti della repubblica cubana, nei quali i giovani “mambisti”(così venivano denominati i ribelli) sognavano un mondo migliore e poi i drammatici momenti successivi che porteranno la più grande isola caraibica ad un insopportabile degrado economico e morale. Il lettore, che ha amato le gesta del giovane Oreste si chiederà come è stato possibile che quella generazione di giovani mambisti che avevano lottato per l’indipendenza del loro Paese, si piegheranno alla politica del dollaro e accetteranno che Cuba fosse trattata anche dagli USA come una colonia,

Il libro ha avuto successo e poi “una seconda vita”. Potrebbe – e dovrebbe – essere una fiction della televisiva.

Per me sarebbe un sogno. Ho ricevuto alcune proposte. Vedremo. Quando il libro uscì ebbe un buon successo di critica. Ora sta vivendo una nuova vita sia perché ho continuato le mie ricerche su Ferrara sia perché due anni fa il compianto Eusebio Leal mi offrì la possibilità di pubblicare con Ediciones Boloña la versione spagnola del libro. Eusebio non solo mi concesse l’onore di presentarlo nel salone del Museo Napoleonico – che al tempo era stata la casa di Ferrara – durante le celebrazioni dei 500 anni della fondazione della città, e con estrema generosità nonostante le sue gravi condizioni fisiche si offrì di scrivere il prologo de “El anarquista elegante”

Cosa ha rappresentato per gli spagnoli la perdita di Cuba?

La perdita della guerra ispano-americana, rappresenta per gli spagnoli la fine del sogno di grandezza rappresentato dall’impero spagnolo, perché con il Trattato di Parigi fu formalizzata la cessione agli USA per 20 milioni di dollari di Portorico, le Filippine e Guam nel Pacifico. E’un trauma della loro storia che gli spagnoli dopo 123 anni devono elaborare pienamente. Voglio a tal proposito ringraziare in particolar modo Luis Martì Mingarro, eccellente avvocato spagnolo che è stato per anni decano dell’Ilustre Colegio de Abogados de Madrid e Presidente dell’UIBA (Union Iberoamericana de colegios de abogados) che onorandomi della sua presenza tenne un ottimo intervento su Ferrara in occasione della presentazione della nuova edizione del mio libro che si svolse al Palazzo Reale di Napoli.

Una nota finale. L’avvocato Senatore, oltre ad essere un fine intellettuale, è un innamorato di Cuba – le ragioni della scrittura sono

sempre sentimentali – e anche il Presidente dell’Istituto di Cooperazione e Sviluppo Italia Cuba che da anni promuove le relazioni economiche e culturali tra il sud Italia e Cuba.

La storia cominciata appunto da Napoli con Ferrara, ha compiuto il viaggio al contrario ed ora, con l’appassionato libro di Senatore si accinge a riprendere il ciclo storico tra due città uniche al mondo.

Intervista in spagnolo

Nápoles es la ciudad más habanera del mundo, del mismo modo en que La Habana es la más napolitana, no solo porque ambas son ciudades costeras, sino, sobre todo, porque están habitadas por dos pueblos refractarios a cualquier forma de homologación.  Así comienza la conversación con el abogado Alessandro Senatore, autor del libro “El Anarquista Elegante”.

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No es casualidad que sea en la Nápoles del anarquista Orestes -protagonista del libro, decepcionado por los resultados de garibaldinos y con la revolución en mente- y de su autor -un abogado apasionado por la literatura y las relaciones internacionales, ejercidas en el ámbito de la abogacía- donde comienza la historia de este libro.

Pero es en Cuba donde termina, donde Oreste Ferrara, después de haber luchado contra el ejército español por la independencia de los cubanos, se transformará en un hombre de Estado y, a la merced de ese poder que había combatido desde su juventud, se convertirá en amigo y partidario del sanguinario presidente Machado. Una elección que los cubanos nunca le perdonarán.

“Es el italiano más controvertido de la historia de Cuba”, dice Alessandro Senatore, un refinado escritor, que ha dedicado años de estudio e investigación al asunto Ferrara. El libro, que se inspira en la autobiografía de Ferrara “Memorias sobre tres siglos” se titula “L’Anarchico elegante” (Edizioni Metec Allegre) y ha sido traducido al español (“El Anarquista Elegante” – Ediciones Boloña) en una nueva edición enriquecida con el prólogo del Historiador de la Ciudad de la Habana, Eusebio Leal Spengler, máxima expresión de la cultura cubana.

Abogado, ¿quién era realmente Oreste Ferrara?

Oreste Ferrara fue un hombre que vivió cien vidas. Anarquista revolucionario, abogado prestigioso, banquero rico (fundó el Banco de América e Italia), empresario de éxito (fundó la ITT Telephone Company), político eminente, Oreste fue siempre protagonista de la escena. A menudo me he preguntado quién era realmente Ferrara: ¿fue el joven idealista que decidió marcharse a Cuba y morir por la libertad de su pueblo o fue el político realista que gobernó junto al sanguinario presidente Machado? ¿Fue el gobernador de Las Villas que denunció las injerencias estadounidenses en la vida pública cubana o fue el poderoso embajador que, en la “Cumbre” de los países latinoamericanos de 1928, defendió el intervencionismo estadounidense en la vida política de otros países? Ferrara, en realidad, fue un hombre en el que las contradicciones se manifestaron en los más altos niveles, egocéntrico hasta el punto de soñar con una muerte gloriosa, fascinado por la buena vida y el poder, disfrutó viviendo intensamente su tiempo. Peligroso revolucionario, principal exponente de la Internacional Anarquista, se definirá en sus memorias como un liberal que siempre luchó contra el igualitarismo. Joven rebelde que, en Nápoles, encabezó las marchas de protesta y en la guerra, en Cuba, se enfrentó sin miedo al peligro, en su madurez se mostró como un agudo intelectual, profesor de derecho y autor de más de 40 libros de historia. No cabe duda de que, el encanto de este personaje, más allá de los juicios morales y políticos que el lector se formará, reside en su versatilidad.

¿En qué contexto histórico vive su vida “el anarquista elegante”?

Son los años comprendidos entre 1896 y 1933. Pero el libro, al relatar los primeros años de la República Cubana, se centra en los años inmediatamente posteriores a la gran crisis de 1929. Un periodo que presenta características muy similares a la crisis de 2008. Cuando salió la primera edición del libro -en 2010- invité al lector a reflexionar sobre las consecuencias negativas que la crisis de 2008 podía tener en el mundo, recordando que la crisis del 29 había llevado en Alemania al ascenso del nazismo y en Cuba al de Machado, al que llamaron el Mussolini tropical. Si pienso en las consecuencias de esa crisis -todavía presente, agravadas hoy por la pandemia- y en los peligros de un resurgimiento de los soberanismos en Europa y en Estados Unidos -donde el asalto al Capitolio ha mostrado, en todo su dramatismo, la debilidad de las democracias occidentales-, está claro que debemos seguir manteniendo la guardia alta.

El viaje revolucionario de Ferrara nació de una decepción, la de los anarquistas del sur.

He querido recordar la gran contribución de los italianos en la Guerra de la Independencia de Cuba. En mayo de 1896 partió un barco de voluntarios para luchar por la libertad de Cuba, combatientes movidos por aquellos ideales del Risorgimento que el gobierno de Saboya había traicionado e inspirados por las mismas ideas por las que hombres y mujeres no habían temido luchar ni sufrir las terribles consecuencias de años de prisión y trabajos forzados. El barco fue bloqueado en Nueva York por las autoridades estadounidenses que no veían con buenos ojos la presencia de estos revolucionarios porque Estados Unidos había intervenido militarmente -en lo que se llamó la “espléndida guerrita hispanoamericana”- y había derrotado a los españoles en la batalla naval de Santiago. Esta guerra marcaría la derrota de los latinos y el nacimiento del imperialismo estadounidense. Este libro, lleno de anécdotas y aventuras, nos permite vivir los emocionantes primeros momentos de la República Cubana, cuando los jóvenes “mambistas” (como eran llamados los rebeldes) soñaban con un mundo mejor y los momentos dramáticos que siguieron, que llevaron a la mayor isla del Caribe a una degradación económica y moral insoportable. El lector, que habrá quedado fascinado por las hazañas del joven Orestes, se preguntará cómo fue posible que aquella generación de jóvenes mambistas que había luchado por la independencia de su país, se plegara a la política del dólar y aceptara que Cuba fuera tratada también por Estados Unidos como una colonia.

El libro tuvo éxito y luego “una segunda vida”. Podría -y debería- ser un drama televisivo.

Para mí sería un sueño. He recibido algunas propuestas. Ya veremos. Cuando el libro salió a la venta fue un buen éxito de crítica. Ahora vive una nueva vida tanto porque he continuado mis investigaciones sobre Ferrara como porque hace dos años el fallecido Eusebio Leal me ofreció la posibilidad de publicar la versión española del libro con Ediciones Boloña. Eusebio no solo me concedió el honor de presentarlo en el salón del Museo Napoleónico -que en su momento fue la casa de Ferrara- durante las celebraciones del 500 aniversario de la fundación de la ciudad, y, con extrema generosidad a pesar de su grave estado físico, se ofreció a escribir el prólogo de “El anarquista elegante”.

¿Qué significó la pérdida de Cuba para los españoles?

La pérdida de la guerra hispano-estadounidense representó para los españoles el fin del sueño de grandeza que representaba el imperio español, ya que el Tratado de París formalizó la cesión de Puerto Rico, Filipinas y Guam en el Pacífico a Estados Unidos por 20 millones de dólares. Es un trauma en su historia que los españoles, después de 123 años, deben procesar plenamente. Quiero agradecer especialmente a Luis Martí Mingarro, excelente abogado español que durante años fue decano del Ilustre Colegio de Abogados de Madrid y presidente de la UIBA (Unión Iberoamericana de Colegios de Abogados), que me honró con su presencia y pronunció un excelente discurso sobre Ferrara en la presentación de la nueva edición de mi libro en el Palazzo Reale de Nápoles.

Una nota final.

El abogado Senatore, además de ser un gran intelectual, es un enamorado de Cuba -los motivos para escribir son siempre sentimentales- y también el Presidente del Instituto de Cooperación y Desarrollo Italia-Cuba, que desde hace años promueve las relaciones económicas y culturales entre el sur de Italia y Cuba.

La historia, que comenzó en Nápoles con Ferrara, ha hecho el recorrido a la inversa y ahora, con el apasionante libro de Senatore, está a punto de reanudar el ciclo histórico entre dos ciudades únicas en el mundo.

 

Leggi l’articolo pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno – 4/03/2010

Leggi l’articolo – C’era una volta un garibaldino a Cuba – La repubblica – 3/05/2010

Leggi l’articolo pubblicato sul Roma – Notte e Giorno – 16/03/2010

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Leggi l’articolo pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno – Economia – 8/03/2010

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Cuba, morte e “resurrezione” del giovane eroe napoletano! – Mattino – Francesco Romanetti

Vedi il video dell’intervista – Lo Scaffale Rai3

Ascolta – l’intervista su Radio Avana – PRIMA PARTE

Ascolta – l’intervista su Radio Avana – SECONDA PARTE

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